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Benvenuti sul sito dei MU, alternative rock a Torino!
In questa sezione trovate tutte le ultime notizie pubblicate sul sito e sui nostri social network.
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Siamo stati selezionati per le fasi finali del concorso ITALIA WAVE! A breve data e orario del concerto che si terrà all'Hiroshima Mon Amour
post di cospirazionemu venerdi 3 Febbraio 2012 alle 21:038
LOST HIGHWAYS - Recensione di "Uomini contro dinosauri" a cura di Piera Tedde

I MU (riferimento al continente perduto nell’Oceano Pacifico) sono torinesi al primo album autoprodotto, Uomini contro Dinosauri. I componenti del gruppo vengono da una precedente esperienza musicale chiamata S.A.D.E.
Uomini contro Dinosauri è un concept album che ruota attorno alla lotta tra rettili e mammiferi facendola passare sulla strada della disumanizzazione dell’uomo nella società contemporanea sopra un TIR musicale di rock alternativo psichedelico progressive metal con testi in lingua italiana. Musica che pesta, ma che riesce anche a stemperare in parti più soft sciogliendosi in vocalità pulite. Testi diretti, parole semplici e non banali, per cantare del cinico egotismo moderno che affonda le radici in una società senza più sangue nelle vene a scaldare uomini con anime misurate solo “in base al potenziale produttivo” (Incidente sul lavoro). Dieci pezzi duri che entrano nelle ossa come i giorni cinerei e gelidi di un inverno che appare a tratti. Dieci pezzi che smuovono riscaldando ogni appendice di cui si era dimenticata l’esistenza. Un album che colpisce con un dritto in pieno volto nel “sorriso smagliante”. Stropiccia il bel vestito con cui l’evoluzione ha coperto l’uomo facendo “sentire a grandi distanze l’odore del sangue” (Lo squalo).
Un disco d’esordio che pone i Mu come una delle più interessanti realtà del panorama rock italiano.
Uomini contro Dinosauri è un concept album che ruota attorno alla lotta tra rettili e mammiferi facendola passare sulla strada della disumanizzazione dell’uomo nella società contemporanea sopra un TIR musicale di rock alternativo psichedelico progressive metal con testi in lingua italiana. Musica che pesta, ma che riesce anche a stemperare in parti più soft sciogliendosi in vocalità pulite. Testi diretti, parole semplici e non banali, per cantare del cinico egotismo moderno che affonda le radici in una società senza più sangue nelle vene a scaldare uomini con anime misurate solo “in base al potenziale produttivo” (Incidente sul lavoro). Dieci pezzi duri che entrano nelle ossa come i giorni cinerei e gelidi di un inverno che appare a tratti. Dieci pezzi che smuovono riscaldando ogni appendice di cui si era dimenticata l’esistenza. Un album che colpisce con un dritto in pieno volto nel “sorriso smagliante”. Stropiccia il bel vestito con cui l’evoluzione ha coperto l’uomo facendo “sentire a grandi distanze l’odore del sangue” (Lo squalo).
Un disco d’esordio che pone i Mu come una delle più interessanti realtà del panorama rock italiano.
Stiamo finalmente aggiornando il nostro sito (www.cospirazionemu.com). Nei prossimi giorni, tonnellate di foto e news sulle prossime date.
post di cospirazionemu sabato 7 Gennaio 2012 alle 21:48
Ottima recensione da parte dello staff di ondarock.it!!! A breve, maggiori info sui prossimi concerti e le foto del live al Tritolo!
post di cospirazionemu sabato 7 Gennaio 2012 alle 19:28
SHIVERWEBZINE - Recensione di "Uomini contro dinosauri" a cura di Aaron Giazzon
![marchio-header[1].png](/ui/img/press/marchio-header[1].png)
I Mu sono un gruppo alternative-rock/metal formato da musicisti d’esperienza (tre su quattro vengono dai S.A.D.E.) e con belle idee in materia di rock duro.
Il disco d’esordio ed autoprodotto, Uomini contro Dinosauri è un lavoro organico, granitico, violento. Se le influenze dichiarate dalla band sono Deftones, Mastodon e Tool, durante l’ascolto si possono ritrovare spunti provenienti anche da Alice in Chains, Melvins e Kyuss. Il disco è un concept sull’eterna faida tra gli animali a sangue caldo ed i rettili, in una continua lotta per la prevaricazione degli uni sugli altri. I pezzi si distinguono tutti per la struttura complessa, distorsioni pesanti e parentesi pulite distinte da una velata attitudine pop. Ascoltando il disco si resta catturati dai testi decisi, semplici, ma mai banali e dalle musiche pensate per schiacciare le nostre casse toraciche sotto chili di distorsioni. I pezzi migliori sono “Siberia” e “Herpes”, i più brevi e diretti, mentre altri risentono della lunghezza eccessiva a discapito di poche variazioni sul tema. Una menzione speciale la merita “Ho sognato l’apocalisse”, potente ballata elettrica con un assolo di chitarra essenziale, ma incredibilmente efficace.
In sostanza, i Mu sanno il fatto loro e con questo esordio si possono lanciare a testa alta nel panorama alternativo italiano, consapevoli di essere una realtà originale, potente e viva.
Il disco d’esordio ed autoprodotto, Uomini contro Dinosauri è un lavoro organico, granitico, violento. Se le influenze dichiarate dalla band sono Deftones, Mastodon e Tool, durante l’ascolto si possono ritrovare spunti provenienti anche da Alice in Chains, Melvins e Kyuss. Il disco è un concept sull’eterna faida tra gli animali a sangue caldo ed i rettili, in una continua lotta per la prevaricazione degli uni sugli altri. I pezzi si distinguono tutti per la struttura complessa, distorsioni pesanti e parentesi pulite distinte da una velata attitudine pop. Ascoltando il disco si resta catturati dai testi decisi, semplici, ma mai banali e dalle musiche pensate per schiacciare le nostre casse toraciche sotto chili di distorsioni. I pezzi migliori sono “Siberia” e “Herpes”, i più brevi e diretti, mentre altri risentono della lunghezza eccessiva a discapito di poche variazioni sul tema. Una menzione speciale la merita “Ho sognato l’apocalisse”, potente ballata elettrica con un assolo di chitarra essenziale, ma incredibilmente efficace.
In sostanza, i Mu sanno il fatto loro e con questo esordio si possono lanciare a testa alta nel panorama alternativo italiano, consapevoli di essere una realtà originale, potente e viva.
ONDA ROCK - Recensione di "Uomini contro dinosauri" a cura di Claudio Lancia

Chitarre nervose spianano la strada verso sentieri alt rock, ritmiche serrate non celano evidenti istinti a cavallo fra post grunge, stoner e crossover, il risultato è una sorta di mash up fra Alice In Chains e Deftones. Questo è "Uomini contro dinosauri", il riuscito e convincente esordio dei torinesi Mu, un organismo vivente (così si definiscono sul proprio sito web) composto da quattro cellule fondamentali: Matteo Visconti (microfono e chitarre), Simone Cantino (chitarre), Stefano Mondino (batteria) ed Alessandro Sena (basso). Le strutture musicali a volte richiamano complessità ai confini col prog metal ("Lo squalo"), senza mai eccedere in eccessive cervelloticità, sempre potenzialmente dietro l'angolo quando ci si trova al cospetto di un concept album. I Mu nell'arco di queste dieci tracce narrano l'eterna sfida fra rettili e mammiferi, riuscita allegoria delle mille sfide che affrontiamo nella nostra vita, in un autoprodotto che suona dannatamente bene. "Uomini contro dinosauri" mostra un'invidiabile compattezza, un mosaico nel quale ogni tassello risulta assolutamente fondamentale nella costruzione dell'insieme, con un muro di suono che si abbatte sull'ascoltatore già dai primi accordi di "Paleozoon". Non si disdegnano aperture melodiche, anche all'interno delle tracce più aggressive ("Omicida seriale"). Le armi vengono parzialmente deposte soltanto in corrispondenza della conclusiva "Ho sognato l'apocalisse". Un'altra straordinaria testimonianza sull'elevatissima qualità dell'underground rock italico. (Claudio Lancia 6,5/10)
Gran concerto al Tritolo di Avigliana!!! Un grosso ringraziamento all'organizzazione e al locale (cena fantastica!!!!)
post di cospirazionemu sabato 17 Dicembre 2011 alle 02:34
MU - FAUST (Videoclip Ufficiale HD)
post di cospirazionemu venerdi 11 Novembre 2011 alle 11:00
METALLIZED - Recensione di "Uomini contro dinosauri" a cura di Fabio Rossi "Hm is in the law"

Fa sempre enorme piacere constatare che nel nostro Paese vi siano ancora musicisti che intendono tentare la via della notorietà esplorando territori complicati e lontani anni luce dalle idiozie che quotidianamente ci vengono indefessamente propinate. I torinesi Mu (dal nome del continente perduto ipotizzato da James Churchward) fanno parte di quest’esigua schiera di eletti e lo testimonia la qualità di tutto rilievo del loro platter d’esordio Uomini Contro Dinosauri realizzato in regime di autoproduzione. La formazione nasce dopo lo scioglimento dei S.A.D.E., un’interessante band con già all’attivo un disco, del 2007 intitolato Il Mare Della Tranquillità, che proponeva un’efficace mistura di rock, stoner e psichedelia.
Difficile catalogare in uno specifico genere la nuova release dei Mu che rappresenta un’ideale evoluzione dello stile dei S.A.D.E.. L’album può essere considerato una sorta di concept incentrato sulla lotta tra rettili e mammiferi e sul tema dell’umanità disumanizzata dalla società stessa in cui viviamo; l’uomo, ormai sempre più cinico ed egoista, sta gradatamente assumendo comportamenti assimilabili a quelli degli animali a sangue freddo e distanti da quello degli animali a sangue caldo (possiamo forse dire il contrario?). Le dieci composizioni del full lenght si presentano tutte piuttosto composite frutto dell’amalgama sapiente di melodia, psichedelia, metal, progressive, sludge e stoner con l’evidente scopo di ammaliare l’ascoltare più attento ed aduso a sonorità alternative. Da apprezzare la scelta, per certi versi anche coraggiosa, di utilizzare il cantato in italiano nel contesto di testi, curati da Matteo Visconti e Simone Cantino, che sono nella loro linearità interessanti e profondi come si può evincere dai sottonotati estratti:
L'esistenza non è un dono ma è frutto del caso
Quando un uomo soffre non è mai per uno scopo (da Paleozoon)
È l'evoluzione che
Mi ha donato un sorriso smagliante
e un vestito migliore
Ma mi sembra ancora di
Sentire a grandi distanze l'odore del sangue (da Lo Squalo)
ed ancora:
Facciamo tutti parte di una catena senza fine
E veniamo misurati in base al potenziale produttivo
Guadagniamo un'illusione che potremo presto reinvestire
In sogni materiali e beni che ci sopravvivranno (da Incidente Sul Lavoro)
Atmosfere pinkfloydiane si alternano repentinamente ad incisivi riffing alla Deftones, Mastodon e, non sono diventato pazzo, Tool; soffuse e melanconiche armonie si danno il cambio con parti progressive che richiamano alla mente anche gruppi nostrani dei tempi andati come il Banco Del Mutuo Soccorso. Il risultato finale è un caleidoscopio sonoro di vertiginose emozioni che hanno come protagonisti assoluti il pregevole lavoro alla sei corde di Simone Cantino (stupendi, a titolo esemplificativo i riff abrasivi in Herpes e Incidente Sul Lavoro e l’assolo finale di Ho Sognato l’Apocalisse) ed il versatile vocalism di Visconti, paragonabile un po’ a quello di Pierpaolo Capovilla, (quasi da alienato mentale in Paleozoon, tremendamente rabbioso nella parte conclusiva di Siberia e melodioso in Tezcatlipoca e nella già citata Ho Sognato l’Apocalisse). Il pezzo migliore è secondo me Faust per certi versi un compendio di quanto già detto e dotato, peraltro, di un superbo refrain.
Questo prodotto è la testimonianza più vivida di come l’underground italiano pulluli di gruppi dotati di ferrea volontà, idee chiare e vogliosi di snobbare i consolidati e tristi cliché che contraddistinguono gli album che riempiono le nostre squallide classifiche di vendita. Meditate gente, meditate ed ora se avete recepito il messaggio andate pure ad ascoltarvi i Mu!
Difficile catalogare in uno specifico genere la nuova release dei Mu che rappresenta un’ideale evoluzione dello stile dei S.A.D.E.. L’album può essere considerato una sorta di concept incentrato sulla lotta tra rettili e mammiferi e sul tema dell’umanità disumanizzata dalla società stessa in cui viviamo; l’uomo, ormai sempre più cinico ed egoista, sta gradatamente assumendo comportamenti assimilabili a quelli degli animali a sangue freddo e distanti da quello degli animali a sangue caldo (possiamo forse dire il contrario?). Le dieci composizioni del full lenght si presentano tutte piuttosto composite frutto dell’amalgama sapiente di melodia, psichedelia, metal, progressive, sludge e stoner con l’evidente scopo di ammaliare l’ascoltare più attento ed aduso a sonorità alternative. Da apprezzare la scelta, per certi versi anche coraggiosa, di utilizzare il cantato in italiano nel contesto di testi, curati da Matteo Visconti e Simone Cantino, che sono nella loro linearità interessanti e profondi come si può evincere dai sottonotati estratti:
L'esistenza non è un dono ma è frutto del caso
Quando un uomo soffre non è mai per uno scopo (da Paleozoon)
È l'evoluzione che
Mi ha donato un sorriso smagliante
e un vestito migliore
Ma mi sembra ancora di
Sentire a grandi distanze l'odore del sangue (da Lo Squalo)
ed ancora:
Facciamo tutti parte di una catena senza fine
E veniamo misurati in base al potenziale produttivo
Guadagniamo un'illusione che potremo presto reinvestire
In sogni materiali e beni che ci sopravvivranno (da Incidente Sul Lavoro)
Atmosfere pinkfloydiane si alternano repentinamente ad incisivi riffing alla Deftones, Mastodon e, non sono diventato pazzo, Tool; soffuse e melanconiche armonie si danno il cambio con parti progressive che richiamano alla mente anche gruppi nostrani dei tempi andati come il Banco Del Mutuo Soccorso. Il risultato finale è un caleidoscopio sonoro di vertiginose emozioni che hanno come protagonisti assoluti il pregevole lavoro alla sei corde di Simone Cantino (stupendi, a titolo esemplificativo i riff abrasivi in Herpes e Incidente Sul Lavoro e l’assolo finale di Ho Sognato l’Apocalisse) ed il versatile vocalism di Visconti, paragonabile un po’ a quello di Pierpaolo Capovilla, (quasi da alienato mentale in Paleozoon, tremendamente rabbioso nella parte conclusiva di Siberia e melodioso in Tezcatlipoca e nella già citata Ho Sognato l’Apocalisse). Il pezzo migliore è secondo me Faust per certi versi un compendio di quanto già detto e dotato, peraltro, di un superbo refrain.
Questo prodotto è la testimonianza più vivida di come l’underground italiano pulluli di gruppi dotati di ferrea volontà, idee chiare e vogliosi di snobbare i consolidati e tristi cliché che contraddistinguono gli album che riempiono le nostre squallide classifiche di vendita. Meditate gente, meditate ed ora se avete recepito il messaggio andate pure ad ascoltarvi i Mu!
Impatto Sonoro - Recensione di "Uomini contro dinosauri" a cura di Fabio La Donna
![sitelogo[1].png](/ui/img/press/sitelogo[1].png)
I Mu sono un progetto musicale della scena Torinese nato dalle ceneri dei S.A.D.E. , gruppo che aveva dato alla luce un album misto tra sferzate rock e deviazioni psichedeliche dal nome “Il mare della tranquillità”.
Questo nuovo ciclo nato con “Uomini contro dinosauri” realizzato da Matteo Visconti(voce, chitarre), Simone Cantino(chitarra, voce), Alessandro Sena(basso) e Stefano Mondino(batteria) è una maturazione artistica rispetto al precedente lavoro.
Principalmente per due motivi.
La prima cosa che va apprezzata è il lavoro dietro alla composizione dei testi. Una ricerca di parole semplici e dirette per creare in modo organico il ritratto di una società che ci rende sempre più come animali a sangue freddo e non come esseri vivi e caldi. “Siberia” urla e canta tra distorsioni e alitate sonore che narrano del deserto che ci costruiamo ogni giorno attorno. Attimi di riflessioni sussurrate dal cantante vengono sommerse dalle urla finali. Una guerra contro se stessi tra pensieri, rumore e noia del quotidiano. “Herpes” è il bacio dell’illusione, il deviare i problemi e concentrarsi solo sulle illusioni della vita come le scommesse, i “grattaevinci” e i pacchiani ambienti televisivi da reality show. A riguardo, viene in mente un collegamento con la canzone “L’Invasore” di Paolo Benvegnù… perché in fondo “È dura indebitarsi pensando che niente è tuo. È mio.”. Perché allora non parlare della più impegnata e sociale “Incidente sul lavoro”? Il posto di lavoro, luogo dove la gente fa ciò che non gli piace solo per pagarsi i vizi o per far un fine ben più peggiore. Tutto ciò con il consenso della società che imprigiona l’individuo nell’ennesima scatola cinese. Citando queste tre canzoni si può tracciare una linea guida nei testi dei Mu, mista tra nefandezze quotidiane e ricerche spirituali. Sottili abbracci tra una canzone e l’altra.
Il secondo motivo per cui apprezzo la nascita dei Mu e consiglio l’ascolto del disco “Uomini contro dinosauri” è la consapevolezza che questi ragazzi hanno raggiunto, mischiando più influenze con un’ alchimia molto ben dosata, cosa che in passato è mancata a più tratti. Sentire i Mu è come mischiare Aenima dei Tools ai rockers Queens of the Stone Age, mettendo un po’ di potenza di alcuni gruppi “heavy” come Mastodon e Korn…infine una grattata di parmigiano italico giusto per essere sicuri e fieri delle proprie radici.
I Mu, quindi, possono essere racchiusi in uno pseudo-alternative rock abbastanza personale e molto variegato. Canzoni mai banali ma non per questo contorte o troppo “intellettualoidi”. Giochi di parole e di suoni che variano in base all’evoluzione dei testi e al crescere della potenza sonora. Tra le canzoni consigliate oltre ai due primi estratti, ovvero “Siberia” e “Faust”, c’è anche “Ho sognato l’apocalisse”.
“Uomini contro dinosauri” è promosso con buonissimi voti, non ci son dubbi. Disco di buona qualità e di sapiente realizzazione. La sfida per questo gruppo è il futuro. Saper riuscire ad emergere, farsi largo tra le mille band che affollano social network, zine, ecc.. ma anche maturare continuamente. Queste sono tra le principali sfide che attendono alle porte questi cospiratori. A loro la scelta se essere uomini oppure dinosauri.
Questo nuovo ciclo nato con “Uomini contro dinosauri” realizzato da Matteo Visconti(voce, chitarre), Simone Cantino(chitarra, voce), Alessandro Sena(basso) e Stefano Mondino(batteria) è una maturazione artistica rispetto al precedente lavoro.
Principalmente per due motivi.
La prima cosa che va apprezzata è il lavoro dietro alla composizione dei testi. Una ricerca di parole semplici e dirette per creare in modo organico il ritratto di una società che ci rende sempre più come animali a sangue freddo e non come esseri vivi e caldi. “Siberia” urla e canta tra distorsioni e alitate sonore che narrano del deserto che ci costruiamo ogni giorno attorno. Attimi di riflessioni sussurrate dal cantante vengono sommerse dalle urla finali. Una guerra contro se stessi tra pensieri, rumore e noia del quotidiano. “Herpes” è il bacio dell’illusione, il deviare i problemi e concentrarsi solo sulle illusioni della vita come le scommesse, i “grattaevinci” e i pacchiani ambienti televisivi da reality show. A riguardo, viene in mente un collegamento con la canzone “L’Invasore” di Paolo Benvegnù… perché in fondo “È dura indebitarsi pensando che niente è tuo. È mio.”. Perché allora non parlare della più impegnata e sociale “Incidente sul lavoro”? Il posto di lavoro, luogo dove la gente fa ciò che non gli piace solo per pagarsi i vizi o per far un fine ben più peggiore. Tutto ciò con il consenso della società che imprigiona l’individuo nell’ennesima scatola cinese. Citando queste tre canzoni si può tracciare una linea guida nei testi dei Mu, mista tra nefandezze quotidiane e ricerche spirituali. Sottili abbracci tra una canzone e l’altra.
Il secondo motivo per cui apprezzo la nascita dei Mu e consiglio l’ascolto del disco “Uomini contro dinosauri” è la consapevolezza che questi ragazzi hanno raggiunto, mischiando più influenze con un’ alchimia molto ben dosata, cosa che in passato è mancata a più tratti. Sentire i Mu è come mischiare Aenima dei Tools ai rockers Queens of the Stone Age, mettendo un po’ di potenza di alcuni gruppi “heavy” come Mastodon e Korn…infine una grattata di parmigiano italico giusto per essere sicuri e fieri delle proprie radici.
I Mu, quindi, possono essere racchiusi in uno pseudo-alternative rock abbastanza personale e molto variegato. Canzoni mai banali ma non per questo contorte o troppo “intellettualoidi”. Giochi di parole e di suoni che variano in base all’evoluzione dei testi e al crescere della potenza sonora. Tra le canzoni consigliate oltre ai due primi estratti, ovvero “Siberia” e “Faust”, c’è anche “Ho sognato l’apocalisse”.
“Uomini contro dinosauri” è promosso con buonissimi voti, non ci son dubbi. Disco di buona qualità e di sapiente realizzazione. La sfida per questo gruppo è il futuro. Saper riuscire ad emergere, farsi largo tra le mille band che affollano social network, zine, ecc.. ma anche maturare continuamente. Queste sono tra le principali sfide che attendono alle porte questi cospiratori. A loro la scelta se essere uomini oppure dinosauri.
The Breakfast Jumpers - Recensione di "Uomini contro dinosauri"
![LogoPercent252520BreakfastPercent252520JumpersPIC[1].jpg](/ui/img/press/LogoPercent252520BreakfastPercent252520JumpersPIC[1].jpg)
Matteo Visconti, Alessandro Sena, Stefano Mondino e Simone Cantino vengono da Torino e sono i Mu. Sorgono dalle ceneri di un precedente progetto stoner, i S.A.D.E. che nel duemilasette aveva pubblicato Il mare della tranquillità. Con l'entrata di Simone Cantino cambiano nome e il suond si modifica spostandosi verso l'alternative rock, sono comunque ancora chiare le loro precedenti influenze. Esplosioni vocali e ritmi pestati sono presenti anche in Uomini contro dinosauri ma vengono alternati e diluiti con altre influenze musicali, rapidi cambi di ritmo e un cantato più pulito. Le dieci canzoni sono state composte per metà da Matteo Visconti e per metà da Simone Cantino e vanno a disegnare una storia comune, una sorta di concept sulla lotta tra mammiferi e rettili. Uomini contro dinosari parla di uomini che nascondono un'anima a sangue freddo e non sono necessariamente protagonisti di un mondo fantastico. Anzi.
Nonostante non sia mai stato un fan del metal, accettuate alcune sue frange più melodiche, i Mu riescono a convincermi. Sono come un serpente che sta cambiando pelle e quello che si intravede sotto è ottimo, questo progetto spero si evolverà ancora ma è già su un'ottima strada. E Muscolo è decisamente la mia preferita.
Nonostante non sia mai stato un fan del metal, accettuate alcune sue frange più melodiche, i Mu riescono a convincermi. Sono come un serpente che sta cambiando pelle e quello che si intravede sotto è ottimo, questo progetto spero si evolverà ancora ma è già su un'ottima strada. E Muscolo è decisamente la mia preferita.
METALLIZED - Intervista ai MU
![metallized[1].jpg](/ui/img/press/metallized[1].jpg)
L’album di debutto autoprodotto dei piemontesi Mu, intitolato Uomini Contro Dinosauri, sta riscuotendo davvero moltissimi consensi da parte dei lettori del nostro sito. Conosciamo meglio questo gruppo e la loro musica alternative rock attraverso le parole di Matteo Visconti e Simone Cantino.
Fabio Rossi "Hm is the law": Ciao ragazzi! Siete pronti a scambiare quattro chiacchiere?
Matteo Visconti e Simone Cantino: Ciao Fabio e grazie dell’opportunità! Dai partiamo!
Fabio Rossi "Hm is the law": Potete raccontare ai nostri lettori la genesi del vostro progetto musicale?
Matteo Visconti: Noi quattro suoniamo insieme da una vita, in una band o in un'altra, da più di dieci anni; considerato che ne abbiamo ventisei sono decisamente una vita! Siamo tutti compagni di scuola, andavo addirittura alle medie con Stefano Mondino, mentre con Alessandro Sena e Simone Cantino abbiamo passato cinque anni intensi di liceo e soprattutto di vita quotidiana. Questo fatto è stato importante perché siamo cresciuti, oltre che personalmente, anche musicalmente seguendo le stesse strade. Un giorno io e Simone, frequentavamo il quarto ginnasio, decidemmo di metterci a suonare qualche cover; non sapevo assolutamente suonare la chitarra (non che abbia mai imparato veramente!), mentre lui aveva già alle spalle qualche anno di strimpellamento. Dopo pochi esperimenti malriusciti le cose si sono evolute in modo automatico: ho imparato a suonare, abbiamo conosciuto un batterista e Alessandro, attratto da queste nostre tendenze, decise di essere in ogni caso il nostro bassista e di imparare a suonare lo strumento per poter stare con noi. Avevamo quattordici, quindici anni, ci chiamavamo Madhatter (orribili i cappelli portati in scena) e abbiamo cominciato a proporre rock-grunge sin da allora abbastanza pesante. Non abbiamo mai più fatto una cover in vita nostra, abbiamo cominciato da subito a scrivere e sperimentare insieme ed insieme siamo cresciuti. Verso l'università tutti abbiamo cominciato ad avere delle velleità un poco più solipsiste e allora abbiamo provato a creare gruppi paralleli: io ho cominciato a cantare e suonare nei F.U.C.K. (poi divenuti S.A.D.E.) ed a provare in una miriade di altre band e così anche Simone che, oltre a scrivere meravigliose canzoni per sé, ha anche militato dietro piatti e pelli nei Metastasi per un discreto periodo. Nei S.A.D.E. alla batteria c'era Stefano (proveniente da diverse band) e al basso Alessandro, il mio compagno di band di sempre, non ho mai suonato con un bassista diverso e non ne ho intenzione, tanto che talvolta credo che se non potessi più suonare con lui mi verrebbe un attacco di panico! Dopo il nostro primo disco Il Mare Della Tranquillità ho capito che mancava qualcosa e che per realizzare alcune idee che avevo in mente ci sarebbe servito un altro chitarrista. Non ho mai avuto alcun dubbio su chi chiamare dato che Simone dal punto di vista intimo, affettivo, artistico, culturale e ovviamente musicale era l'unica opzione disponibile. Così abbiamo cominciato a scrivere da subito e l'album da te recensito è la conseguenza di quel periodo di ritrovo e rinascita. E’ come se non avessimo mai smesso di suonare insieme tutti quanti.
Fabio Rossi "Hm is the law": Quali sono le differenze stilistiche sostanziali tra i Mu e la proposta dei disciolti S.A.D.E?
Matteo Visconti: I S.A.D.E. volevano essere qualcosa innanzitutto. Forse un gruppo stoner dalle radici intrise di psichedelia, con pezzi live improvvisati e lunghe suite lisergiche e distorte. Un power trio che giocava con strumenti compositivi probabilmente troppo impegnativi. Insomma volevamo fare e forse non abbiamo mai avuto in mente un obiettivo certo, solo delle frequenze (molto basse) e delle canzoni che si auto componevano. I Mu, invece, sono diversi nella sostanza, non pretendono, almeno ci provano, di essere per forza qualcosa, di appartenere a generi e correnti. Tentano, piuttosto, di infilare tutto ciò che ascoltiamo in un tritacarne musicale e ne tirano fuori un macinato che si spera sia unico, anche perché quando componiamo non pensiamo quasi mai a band o generi di riferimento, bensì componiamo e basta, viviamo la nostra musica con molta naturalezza. Rispetto ai S.A.D.E. abbiamo eliminato le suite psichedeliche e l'improvvisazione, ci siamo auto-chiusi in strutture più rigide (ma sempre libere), tempi dispari, suoni più secchi e influenze metal maggiormente consistenti. L'obiettivo più grande, secondo me, è l'aver raggiunto uno stato delle cose tale che ci imbarazziamo moltissimo ogniqualvolta ci chiedono che genere facciamo. Una formazione a tre, poi, è una cosa, mentre a quattro è un'altra; in tre forse guadagni in impatto, sei più leggero e scarno, troppo per i miei gusti, inoltre il triangolo da sempre è il simbolo di ciò che aspira ad essere, che vuole bruciare e distruggere. Una struttura tetragona, invece, è solida, piena ed è costantemente ispirata perché vuole essere e vuole creare. In tre ho sempre sentito che stava mancando qualcosa o qualcuno.
Fabio Rossi "Hm is the law": Il monicker della band si ispira al nome dell’omonimo continente perduto sommerso, secondo la teoria dello scrittore inglese James Churchward, dalle acque del Pacifico. Quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto a chiamare il gruppo, per l’appunto, Mu?
Simone Cantino: Mu è il continente perduto sepolto dalle acque; è un nome che porta con sé l’idea di una cultura sommersa, un nome che porta indietro nel tempo, in un tempo arcaico e fantastico; è un nome che fa sognare; è un nome che parla di civiltà e delle forze naturali della catastrofe che l’hanno sommersa; è un nome potente ed è con questo nome che volevamo confrontarci, come se chiamarsi Mu significasse cercare i nostri pilastri, le nostre colonne in qualcosa di antico (e perduto). E poi Mu-sica: qualcosa cui apparteniamo e che sommerge; qualcosa che deve nascere mettendo mano al caos. La creatività è tuffarsi negli abissi del continente perduto (dei Mu–musica) e cercare di dare un senso al miliardo di possibilità sommerse che è fare musica.
Fabio Rossi "Hm is the law": Avete esordito con Uomini Contro Dinosauri, un disco impegnativo non solo musicalmente, ma anche sotto il profilo testuale prescegliendo una tematica portante fondamentalmente pessimista che pone in risalto il cinismo che pervade l’essere umano contemporaneo (non a caso lo avete assimilato agli animali a sangue freddo). Com’e nata l’idea di una sorta di concept album su tale spinoso argomento?
Simone Cantino: La componente pessimista è molto presente, ma non è il nostro modo di vedere le cose. Più che pessimismo si tratta di realismo e riguarda solo le prime cinque tracce. Infatti, essendo una sorta di concept, nella seconda metà del disco avviene un’evoluzione (spirituale) che porta l’individuo a confrontarsi non solo con quello che egli è segretamente sin dall’antichità, ma anche verso una realtà fluida in cui ricrearsi e rigenerarsi come essere molto più complesso. Di questo parlano canzoni come Muscolo. La riscoperta, l’invenzione del cuore, quindi del calore umano/mammifero da rivalutare nel confronto/lotta con gli animali rettili a sangue freddo. Faust continua su questa linea proponendo uno scontro tra due (o più) interlocutori sul tema della morte, dell’io e del significato del possesso. L’io è una prigione, se vuoi essere libero cancella questo inferno, sostiene uno degli interlocutori (non so personalmente chi sia). Perché l’inferno giurassico è il luogo da cui proveniamo, ma grazie alla volontà l’uomo può andare contro le barriere di egoismo espandendo il suo io fino a cercare di farlo sparire (l’io è in parte l’inferno che un nuovo individuo del nuovo millennio super-consapevole deve combattere o meglio riconfigurare). Tezcatlipoca (dedicata al Dio della distruzione azteco rivale del serpente piumato Quetzalcoatl) parla di una necessità di palingenesi spirituale collettiva che ridefinisca i contorni stessi delle nostre sensazioni e percezioni, una rivoluzione nata dall’interno che cambi le sorti dell’umanità: Sorgerà una nuova umanità, dalle ceneri di questa obsoleta realtà e cambierà ogni percezione muterà ogni sensazione, si salirà. Con Si Salirà si intende il processo di raffinamento della personalità nel nuovo millennio verso il 2012, la necessità di affrontare quella che per i Maya era la fine di un’era/ciclo con una nuova armatura, l’armatura della libertà dall’io; una volta perduto ciò che ci tiene a terra non ci importerà di sapere quel che succederà. Tale progresso (auspicato, sognato, utopizzato) si conclude con un’apocalisse. Ho Sognato l’Apocalisse, appunto, parla di rivelazione (il significato letterale della parola apocalisse è, infatti, disvelamento) uscire, quindi, dal nascosto. Quella che in Muscolo e Faust è una realtà/scoperta interiore diventa in Tezcatlipoca e in Ho Sognato l’Apocalisse una realtà esteriore; si tratta sempre di una possibilità che entra in atto solo se l’uomo userà la volontà e non è un caso che la canzone si chiama Ho Sognato l’Apocalisse. L’apocalisse è dentro di noi, deve solo essere svegliata. Noi non sappiamo se ciò sia davvero possibile, probabilmente no, o forse continueremo per l’eternità a dibatterci tra animali a sangue freddo e sangue caldo senza una soluzione, sta di fatto che una apocalisse può sempre essere almeno “sognata”.
Fabio Rossi "Hm is the law": Qual è l’esatto significato dell’artwork del disco?
Matteo Visconti: L'artwork è il frutto del lavoro del bravo Walter Santomauro, un grafico nostro amico. Abbiamo provato e riprovato diverse soluzioni di copertina e per noi è sempre stato molto importante (disegni, fotografie, dinosauri veri e propri, immagini dallo spazio, di tutto), ma non ci ha mai soddisfatto nulla, tutto troppo preciso e descrittivo o troppo lontano da ciò che ci sta ispirando. Successivamente abbiamo chiesto a Walter di darci una mano e lui se ne è venuto fuori con questo progetto, a prima vista estremamente lontano dalle nostre idee, ma in fondo perfettamente funzionante, un lavoro lucido. Queste donne d'altri tempi, volanti e mescolate alle piante, ombrellini e radici, foglie e tacchi del ventesimo secolo; c'era un qualcosa di folle, onirico, e soprattutto estremamente ironico, dato che noi vogliamo fare tutto tranne che prenderci mai veramente sul serio. Allora abbiamo adottato l'idea, con queste nuvole nere sullo sfondo, fumose come se il mondo stesse bruciando vivo e intanto qualcuno sognasse di modelle novecentesche felici di vivere la loro vita. Cadere, distruggersi ma sempre con il sorriso. Una scintilla da qualche parte ha brillato di senso.
Fabio Rossi "Hm is the law": Nella mia recensione ho accostato il tuo vocalism a quello di Pierpaolo Capovilla. Ti ispiri specificatamente a lui o semplicemente è frutto di una fortunata casualità?
Matteo Visconti: Mera casualità, ho ascoltato il Il Teatro Degli Orrori per la prima volta solamente dopo aver registrato il disco. Casualità e ovviamente influenze più o meno consce, di questo è fatto il rock. A dirla tutto non avevo mai preso in considerazione questa somiglianza, ora ascolterò con orecchio diverso. In ogni caso credo che il rock in italiano, il rock quello vero, quello dove qualche volta bisogna urlare, debba, tuttavia, ancora trovare le sue forme vocali, le sue particolarità, i suoi timbri. È una ricerca che portano avanti, purtroppo, ancora poche band nel panorama.
Fabio Rossi "Hm is the law": Ho molto apprezzato la scelta di cantare in italiano anche se, come è noto, l’idioma inglese si attaglia di norma meglio alla musica rock. Ritenete che ciò possa essere in un certo qual modo penalizzante per i Mu o magari potrebbe, invece, essere la vostra arma vincente?
Simone Cantino: Noi naturalmente speriamo proprio che quest’anomalia sia la nostra arma vincente. Per quanto mi riguarda affronto la musica e la composizione in un modo molto semplice: scrivo quello che vorrei che gli altri scrivessero e vorrei sentire dischi così cantati in italiano. Se sono in pochi a farlo allora significa che ce n’è bisogno, ovvero che io ne ho bisogno. Non mi sono mai fermato a pensare cosa potrebbe farci bene o male in ambito commerciale e non lo farò mai, quello che conta è sempre fare la musica che personalmente vorrei ascoltare e desidero sentire dischi come A Sangue Freddo de Il Teatro Degli Orrori o Requiem dei Verdena.
Fabio Rossi "Hm is the law": Veniamo alla musica! La vostra proposta è una micidiale mistura di più generi. Personalmente ci ho trovato qualcosa dei Pink Floyd, Deftones, Mastodon, Tool e non solo . I vostri modelli sono davvero questi (cioè ci ho azzeccato) o traete spunto nel comporre dallo stile di altre formazioni?
Simone Cantino: Ci hai azzeccato in pieno. Io aggiungerei anche Radiohead, Opeth, Nevermore, At the Drive In e Faith No More.
Fabio Rossi "Hm is the law": Avete realizzato Uomini Contro Dinosauri in autoproduzione. Avete avuto contatti con qualche label o pensate di proseguire in futuro nello stesso modo?
Matteo Visconti: Questo fatto dell'autoproduzione ci ha dato moltissima soddisfazione. Ci tenevamo, perché ci riteniamo in grado e caparbi al punto giusto, per fare tutto in autoproduzione, dalla registrazione alla concezione dell'artwork, alla stampa dei dischi, alla realizzazione del video (in montaggio in questo momento e previsto per ottobre), all'autopromozione. Con sacrifici e investimenti ci siamo riusciti. Di sicuro gestire il tutto solo in quattro non è stato affatto facile e ora riconosciamo che la produzione professionale e soprattutto la distribuzione sono passaggi obbligati anche solo per una questione di espansione del prodotto. Siamo arrivati al punto di rispondere imbarazzati alle diverse richieste di alcuni ascoltatori che, ritenuto invitante il materiale reperito sulla rete, ci chiedevano dove potessero trovare in vendita il nostro disco e non essendo (ancora) distribuiti il nostro full lenght è reperibile solamente durante i nostri concerti: questo è davvero un bel casino! Quindi, no, non abbiamo intenzione di proseguire esattamente così, siamo ufficialmente alla ricerca di un’etichetta distributrice, magari di un ufficio stampa, di qualcosa insomma che ci consenta di portare ciò che facciamo in giro a disposizione di chi vuole ascoltare.
Fabio Rossi "Hm is the law": Farete una tournée per promuovere l’album ed in generale quali sono i vostri prossimi progetti?
Simone Cantino: Ora i nostri progetti sono suonare il più possibile facendo girare il disco nei locali e contattando uffici stampa e gruppi consimili. Cercare magari un contratto di produzione/distribuzione con un’etichetta e suonare ogni volta che abbiamo un momento libero.
Fabio Rossi "Hm is the law": Cosa ne pensate del panorama musicale italiano e qual è la vostra idea sulle difficoltà di affermazione dei combi nostrani che propongono, come nel vostro caso, sonorità alternative?
Matteo Visconti: Il discorso è complicatissimo ed io al riguardo sono bifasico. Talvolta penso che non ci siano gruppi realmente interessanti, poi ovviamente mi accorgo che è tutt'altro che così, quindi penso che i canali mainstream, le etichette e persino i locali dove si suona live non siano coraggiosi a tal punto da scommettere su alcune potenzialità; poi, però, credo che ciò sia ovvio dato che è il pubblico e la cultura stessa che mancano in Italia. Ovviamente, detto questo, vado ai concerti, vengo a contatto con realtà come quella di MetallizeD e mi accorgo che mi sbaglio di grosso che in realtà la ricezione c'è ed è estremamente viva, critica ed esperta, nonché affamata di realtà nuove, di dischi da comprare e di concerti ai quali assistere. Ed a questo punto vado in confusione del tutto perché mi accorgo che è un serpente che si morde la coda. Forse è la storia stessa del rock nostrano che è differente rispetto a quella di posti illuminati come Stati Uniti, Inghilterra, Scandinavia o Europa del Nord. Forse la storia del nostro rock duro, del nostro metal del nostro hardcore, va ancora scritta, bisogna cominciare da qualche parte e suonare, rompere, dire alcune cose, smantellare e dare fuoco a certi palchi, a certe orecchie. Non saprei rispondere, in definitiva, bisogna voler provare e bisogna voler ascoltare. In ogni caso sono molto curioso.
Fabio Rossi "Hm is the law": Ragazzi, un cordiale saluto ed un in bocca al lupo anche a nome di tutta la redazione di MetallizeD!
Matteo Visconti Simone Cantino: Un saluto a voi da parte dei , Mu e un ringraziamento a tutta la redazione e il pubblico di MetallizeD. Grazie alla tua recensione abbiamo scoperto questa webzine che è davvero competente e soprattutto seguita da un pubblico vasto e molto attento. La faccia positiva della rete. A presto.
Fabio Rossi "Hm is the law": Ciao ragazzi! Siete pronti a scambiare quattro chiacchiere?
Matteo Visconti e Simone Cantino: Ciao Fabio e grazie dell’opportunità! Dai partiamo!
Fabio Rossi "Hm is the law": Potete raccontare ai nostri lettori la genesi del vostro progetto musicale?
Matteo Visconti: Noi quattro suoniamo insieme da una vita, in una band o in un'altra, da più di dieci anni; considerato che ne abbiamo ventisei sono decisamente una vita! Siamo tutti compagni di scuola, andavo addirittura alle medie con Stefano Mondino, mentre con Alessandro Sena e Simone Cantino abbiamo passato cinque anni intensi di liceo e soprattutto di vita quotidiana. Questo fatto è stato importante perché siamo cresciuti, oltre che personalmente, anche musicalmente seguendo le stesse strade. Un giorno io e Simone, frequentavamo il quarto ginnasio, decidemmo di metterci a suonare qualche cover; non sapevo assolutamente suonare la chitarra (non che abbia mai imparato veramente!), mentre lui aveva già alle spalle qualche anno di strimpellamento. Dopo pochi esperimenti malriusciti le cose si sono evolute in modo automatico: ho imparato a suonare, abbiamo conosciuto un batterista e Alessandro, attratto da queste nostre tendenze, decise di essere in ogni caso il nostro bassista e di imparare a suonare lo strumento per poter stare con noi. Avevamo quattordici, quindici anni, ci chiamavamo Madhatter (orribili i cappelli portati in scena) e abbiamo cominciato a proporre rock-grunge sin da allora abbastanza pesante. Non abbiamo mai più fatto una cover in vita nostra, abbiamo cominciato da subito a scrivere e sperimentare insieme ed insieme siamo cresciuti. Verso l'università tutti abbiamo cominciato ad avere delle velleità un poco più solipsiste e allora abbiamo provato a creare gruppi paralleli: io ho cominciato a cantare e suonare nei F.U.C.K. (poi divenuti S.A.D.E.) ed a provare in una miriade di altre band e così anche Simone che, oltre a scrivere meravigliose canzoni per sé, ha anche militato dietro piatti e pelli nei Metastasi per un discreto periodo. Nei S.A.D.E. alla batteria c'era Stefano (proveniente da diverse band) e al basso Alessandro, il mio compagno di band di sempre, non ho mai suonato con un bassista diverso e non ne ho intenzione, tanto che talvolta credo che se non potessi più suonare con lui mi verrebbe un attacco di panico! Dopo il nostro primo disco Il Mare Della Tranquillità ho capito che mancava qualcosa e che per realizzare alcune idee che avevo in mente ci sarebbe servito un altro chitarrista. Non ho mai avuto alcun dubbio su chi chiamare dato che Simone dal punto di vista intimo, affettivo, artistico, culturale e ovviamente musicale era l'unica opzione disponibile. Così abbiamo cominciato a scrivere da subito e l'album da te recensito è la conseguenza di quel periodo di ritrovo e rinascita. E’ come se non avessimo mai smesso di suonare insieme tutti quanti.
Fabio Rossi "Hm is the law": Quali sono le differenze stilistiche sostanziali tra i Mu e la proposta dei disciolti S.A.D.E?
Matteo Visconti: I S.A.D.E. volevano essere qualcosa innanzitutto. Forse un gruppo stoner dalle radici intrise di psichedelia, con pezzi live improvvisati e lunghe suite lisergiche e distorte. Un power trio che giocava con strumenti compositivi probabilmente troppo impegnativi. Insomma volevamo fare e forse non abbiamo mai avuto in mente un obiettivo certo, solo delle frequenze (molto basse) e delle canzoni che si auto componevano. I Mu, invece, sono diversi nella sostanza, non pretendono, almeno ci provano, di essere per forza qualcosa, di appartenere a generi e correnti. Tentano, piuttosto, di infilare tutto ciò che ascoltiamo in un tritacarne musicale e ne tirano fuori un macinato che si spera sia unico, anche perché quando componiamo non pensiamo quasi mai a band o generi di riferimento, bensì componiamo e basta, viviamo la nostra musica con molta naturalezza. Rispetto ai S.A.D.E. abbiamo eliminato le suite psichedeliche e l'improvvisazione, ci siamo auto-chiusi in strutture più rigide (ma sempre libere), tempi dispari, suoni più secchi e influenze metal maggiormente consistenti. L'obiettivo più grande, secondo me, è l'aver raggiunto uno stato delle cose tale che ci imbarazziamo moltissimo ogniqualvolta ci chiedono che genere facciamo. Una formazione a tre, poi, è una cosa, mentre a quattro è un'altra; in tre forse guadagni in impatto, sei più leggero e scarno, troppo per i miei gusti, inoltre il triangolo da sempre è il simbolo di ciò che aspira ad essere, che vuole bruciare e distruggere. Una struttura tetragona, invece, è solida, piena ed è costantemente ispirata perché vuole essere e vuole creare. In tre ho sempre sentito che stava mancando qualcosa o qualcuno.
Fabio Rossi "Hm is the law": Il monicker della band si ispira al nome dell’omonimo continente perduto sommerso, secondo la teoria dello scrittore inglese James Churchward, dalle acque del Pacifico. Quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto a chiamare il gruppo, per l’appunto, Mu?
Simone Cantino: Mu è il continente perduto sepolto dalle acque; è un nome che porta con sé l’idea di una cultura sommersa, un nome che porta indietro nel tempo, in un tempo arcaico e fantastico; è un nome che fa sognare; è un nome che parla di civiltà e delle forze naturali della catastrofe che l’hanno sommersa; è un nome potente ed è con questo nome che volevamo confrontarci, come se chiamarsi Mu significasse cercare i nostri pilastri, le nostre colonne in qualcosa di antico (e perduto). E poi Mu-sica: qualcosa cui apparteniamo e che sommerge; qualcosa che deve nascere mettendo mano al caos. La creatività è tuffarsi negli abissi del continente perduto (dei Mu–musica) e cercare di dare un senso al miliardo di possibilità sommerse che è fare musica.
Fabio Rossi "Hm is the law": Avete esordito con Uomini Contro Dinosauri, un disco impegnativo non solo musicalmente, ma anche sotto il profilo testuale prescegliendo una tematica portante fondamentalmente pessimista che pone in risalto il cinismo che pervade l’essere umano contemporaneo (non a caso lo avete assimilato agli animali a sangue freddo). Com’e nata l’idea di una sorta di concept album su tale spinoso argomento?
Simone Cantino: La componente pessimista è molto presente, ma non è il nostro modo di vedere le cose. Più che pessimismo si tratta di realismo e riguarda solo le prime cinque tracce. Infatti, essendo una sorta di concept, nella seconda metà del disco avviene un’evoluzione (spirituale) che porta l’individuo a confrontarsi non solo con quello che egli è segretamente sin dall’antichità, ma anche verso una realtà fluida in cui ricrearsi e rigenerarsi come essere molto più complesso. Di questo parlano canzoni come Muscolo. La riscoperta, l’invenzione del cuore, quindi del calore umano/mammifero da rivalutare nel confronto/lotta con gli animali rettili a sangue freddo. Faust continua su questa linea proponendo uno scontro tra due (o più) interlocutori sul tema della morte, dell’io e del significato del possesso. L’io è una prigione, se vuoi essere libero cancella questo inferno, sostiene uno degli interlocutori (non so personalmente chi sia). Perché l’inferno giurassico è il luogo da cui proveniamo, ma grazie alla volontà l’uomo può andare contro le barriere di egoismo espandendo il suo io fino a cercare di farlo sparire (l’io è in parte l’inferno che un nuovo individuo del nuovo millennio super-consapevole deve combattere o meglio riconfigurare). Tezcatlipoca (dedicata al Dio della distruzione azteco rivale del serpente piumato Quetzalcoatl) parla di una necessità di palingenesi spirituale collettiva che ridefinisca i contorni stessi delle nostre sensazioni e percezioni, una rivoluzione nata dall’interno che cambi le sorti dell’umanità: Sorgerà una nuova umanità, dalle ceneri di questa obsoleta realtà e cambierà ogni percezione muterà ogni sensazione, si salirà. Con Si Salirà si intende il processo di raffinamento della personalità nel nuovo millennio verso il 2012, la necessità di affrontare quella che per i Maya era la fine di un’era/ciclo con una nuova armatura, l’armatura della libertà dall’io; una volta perduto ciò che ci tiene a terra non ci importerà di sapere quel che succederà. Tale progresso (auspicato, sognato, utopizzato) si conclude con un’apocalisse. Ho Sognato l’Apocalisse, appunto, parla di rivelazione (il significato letterale della parola apocalisse è, infatti, disvelamento) uscire, quindi, dal nascosto. Quella che in Muscolo e Faust è una realtà/scoperta interiore diventa in Tezcatlipoca e in Ho Sognato l’Apocalisse una realtà esteriore; si tratta sempre di una possibilità che entra in atto solo se l’uomo userà la volontà e non è un caso che la canzone si chiama Ho Sognato l’Apocalisse. L’apocalisse è dentro di noi, deve solo essere svegliata. Noi non sappiamo se ciò sia davvero possibile, probabilmente no, o forse continueremo per l’eternità a dibatterci tra animali a sangue freddo e sangue caldo senza una soluzione, sta di fatto che una apocalisse può sempre essere almeno “sognata”.
Fabio Rossi "Hm is the law": Qual è l’esatto significato dell’artwork del disco?
Matteo Visconti: L'artwork è il frutto del lavoro del bravo Walter Santomauro, un grafico nostro amico. Abbiamo provato e riprovato diverse soluzioni di copertina e per noi è sempre stato molto importante (disegni, fotografie, dinosauri veri e propri, immagini dallo spazio, di tutto), ma non ci ha mai soddisfatto nulla, tutto troppo preciso e descrittivo o troppo lontano da ciò che ci sta ispirando. Successivamente abbiamo chiesto a Walter di darci una mano e lui se ne è venuto fuori con questo progetto, a prima vista estremamente lontano dalle nostre idee, ma in fondo perfettamente funzionante, un lavoro lucido. Queste donne d'altri tempi, volanti e mescolate alle piante, ombrellini e radici, foglie e tacchi del ventesimo secolo; c'era un qualcosa di folle, onirico, e soprattutto estremamente ironico, dato che noi vogliamo fare tutto tranne che prenderci mai veramente sul serio. Allora abbiamo adottato l'idea, con queste nuvole nere sullo sfondo, fumose come se il mondo stesse bruciando vivo e intanto qualcuno sognasse di modelle novecentesche felici di vivere la loro vita. Cadere, distruggersi ma sempre con il sorriso. Una scintilla da qualche parte ha brillato di senso.
Fabio Rossi "Hm is the law": Nella mia recensione ho accostato il tuo vocalism a quello di Pierpaolo Capovilla. Ti ispiri specificatamente a lui o semplicemente è frutto di una fortunata casualità?
Matteo Visconti: Mera casualità, ho ascoltato il Il Teatro Degli Orrori per la prima volta solamente dopo aver registrato il disco. Casualità e ovviamente influenze più o meno consce, di questo è fatto il rock. A dirla tutto non avevo mai preso in considerazione questa somiglianza, ora ascolterò con orecchio diverso. In ogni caso credo che il rock in italiano, il rock quello vero, quello dove qualche volta bisogna urlare, debba, tuttavia, ancora trovare le sue forme vocali, le sue particolarità, i suoi timbri. È una ricerca che portano avanti, purtroppo, ancora poche band nel panorama.
Fabio Rossi "Hm is the law": Ho molto apprezzato la scelta di cantare in italiano anche se, come è noto, l’idioma inglese si attaglia di norma meglio alla musica rock. Ritenete che ciò possa essere in un certo qual modo penalizzante per i Mu o magari potrebbe, invece, essere la vostra arma vincente?
Simone Cantino: Noi naturalmente speriamo proprio che quest’anomalia sia la nostra arma vincente. Per quanto mi riguarda affronto la musica e la composizione in un modo molto semplice: scrivo quello che vorrei che gli altri scrivessero e vorrei sentire dischi così cantati in italiano. Se sono in pochi a farlo allora significa che ce n’è bisogno, ovvero che io ne ho bisogno. Non mi sono mai fermato a pensare cosa potrebbe farci bene o male in ambito commerciale e non lo farò mai, quello che conta è sempre fare la musica che personalmente vorrei ascoltare e desidero sentire dischi come A Sangue Freddo de Il Teatro Degli Orrori o Requiem dei Verdena.
Fabio Rossi "Hm is the law": Veniamo alla musica! La vostra proposta è una micidiale mistura di più generi. Personalmente ci ho trovato qualcosa dei Pink Floyd, Deftones, Mastodon, Tool e non solo . I vostri modelli sono davvero questi (cioè ci ho azzeccato) o traete spunto nel comporre dallo stile di altre formazioni?
Simone Cantino: Ci hai azzeccato in pieno. Io aggiungerei anche Radiohead, Opeth, Nevermore, At the Drive In e Faith No More.
Fabio Rossi "Hm is the law": Avete realizzato Uomini Contro Dinosauri in autoproduzione. Avete avuto contatti con qualche label o pensate di proseguire in futuro nello stesso modo?
Matteo Visconti: Questo fatto dell'autoproduzione ci ha dato moltissima soddisfazione. Ci tenevamo, perché ci riteniamo in grado e caparbi al punto giusto, per fare tutto in autoproduzione, dalla registrazione alla concezione dell'artwork, alla stampa dei dischi, alla realizzazione del video (in montaggio in questo momento e previsto per ottobre), all'autopromozione. Con sacrifici e investimenti ci siamo riusciti. Di sicuro gestire il tutto solo in quattro non è stato affatto facile e ora riconosciamo che la produzione professionale e soprattutto la distribuzione sono passaggi obbligati anche solo per una questione di espansione del prodotto. Siamo arrivati al punto di rispondere imbarazzati alle diverse richieste di alcuni ascoltatori che, ritenuto invitante il materiale reperito sulla rete, ci chiedevano dove potessero trovare in vendita il nostro disco e non essendo (ancora) distribuiti il nostro full lenght è reperibile solamente durante i nostri concerti: questo è davvero un bel casino! Quindi, no, non abbiamo intenzione di proseguire esattamente così, siamo ufficialmente alla ricerca di un’etichetta distributrice, magari di un ufficio stampa, di qualcosa insomma che ci consenta di portare ciò che facciamo in giro a disposizione di chi vuole ascoltare.
Fabio Rossi "Hm is the law": Farete una tournée per promuovere l’album ed in generale quali sono i vostri prossimi progetti?
Simone Cantino: Ora i nostri progetti sono suonare il più possibile facendo girare il disco nei locali e contattando uffici stampa e gruppi consimili. Cercare magari un contratto di produzione/distribuzione con un’etichetta e suonare ogni volta che abbiamo un momento libero.
Fabio Rossi "Hm is the law": Cosa ne pensate del panorama musicale italiano e qual è la vostra idea sulle difficoltà di affermazione dei combi nostrani che propongono, come nel vostro caso, sonorità alternative?
Matteo Visconti: Il discorso è complicatissimo ed io al riguardo sono bifasico. Talvolta penso che non ci siano gruppi realmente interessanti, poi ovviamente mi accorgo che è tutt'altro che così, quindi penso che i canali mainstream, le etichette e persino i locali dove si suona live non siano coraggiosi a tal punto da scommettere su alcune potenzialità; poi, però, credo che ciò sia ovvio dato che è il pubblico e la cultura stessa che mancano in Italia. Ovviamente, detto questo, vado ai concerti, vengo a contatto con realtà come quella di MetallizeD e mi accorgo che mi sbaglio di grosso che in realtà la ricezione c'è ed è estremamente viva, critica ed esperta, nonché affamata di realtà nuove, di dischi da comprare e di concerti ai quali assistere. Ed a questo punto vado in confusione del tutto perché mi accorgo che è un serpente che si morde la coda. Forse è la storia stessa del rock nostrano che è differente rispetto a quella di posti illuminati come Stati Uniti, Inghilterra, Scandinavia o Europa del Nord. Forse la storia del nostro rock duro, del nostro metal del nostro hardcore, va ancora scritta, bisogna cominciare da qualche parte e suonare, rompere, dire alcune cose, smantellare e dare fuoco a certi palchi, a certe orecchie. Non saprei rispondere, in definitiva, bisogna voler provare e bisogna voler ascoltare. In ogni caso sono molto curioso.
Fabio Rossi "Hm is the law": Ragazzi, un cordiale saluto ed un in bocca al lupo anche a nome di tutta la redazione di MetallizeD!
Matteo Visconti Simone Cantino: Un saluto a voi da parte dei , Mu e un ringraziamento a tutta la redazione e il pubblico di MetallizeD. Grazie alla tua recensione abbiamo scoperto questa webzine che è davvero competente e soprattutto seguita da un pubblico vasto e molto attento. La faccia positiva della rete. A presto.
ARTISTS AND BANDS - Recensione di "Uomini contro dinosauri" a cura di Giada
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Provenienti da un antico continente perduto (Lemuria), arrivano i Mu, insediatisi nella città di Torino da loro considerata ormai la terra natale. La band nasce dalle ceneri del trio S.A.D.E. a cui si aggiungerà Simone Cantino, ex componente dei Madhatter. Il sound attuale si evolve, così, da quello principalmente stoner/psichedelico dei S.A.D.E. ad un mix di metal e rock dalle tinte alternative, presentando influenze grunge e sludge metal.
Il loro primo album si intitola Uomini contro dinosauri e comprende dieci tracce il cui denominatore comune è non solo lo stile, ma anche il tema affrontato. Si parla infatti di una lotta che si protrae da millenni, ossia quella tra gli animali a sangue caldo, il cui rappresentante è l’uomo, e quelli a sangue freddo, i rettili. Apparentemente sembra una tematica abbastanza bizzarra, ma in realtà non è così: questo conflitto può essere visto come qualcosa di insito nel singolo individuo; si tratta, così, di due realtà diverse (passione e positività VS freddezza e forze negative) che, nell’uomo, si oppongono, ma allo stesso tempo sono complementari.
Questa battaglia inizia con il primo brano intitolato “Paleozoon” che si apre con un buon drumming per farci entrare in una dimensione primitiva accentuata dagli urli che si alternano ad una voce calda. Le sonorità sono grezze e l’atmosfera quasi opprimente: quest’ultima, però, cambia nella successiva “Siberia”, in particolare nella prima parte caratterizzata da un ritmo più leggero e semplice che diventa più composito verso la fine, dove si ha una voce tagliente inserita in un crescendo di suoni. Molto rude e grintosa appare “Herpes”, in cui si riflette maggiormente l’influsso sludge metal alla Mastodon. Le sonorità sembrano addolcirsi con il brano “Lo squalo” che presenta parti più melodiche, alcune quasi funky, e parti più pesanti, soprattutto dal punto di vista del working guitar e dalle voce che rasenta lo scream.
Appena si ascolta “Muscolo” gli effetti elettronici e i pochi riff iniziali richiamano un po’ i Deftones; tuttavia la sezione ritmica varia molto nel corso della canzone che presenta stavolta un refrain più puro e cantabile. Con “Incidente sul lavoro” si ritorna al sound turbolento e ovviamente d’effetto, introducendo il tema dell’uomo visto come una macchina, se non un mero ingranaggio di una macchina più grande e viene messa in musica in modo sarcastico la frase che appariva all’entrata dei campi di concentramento, ossia “Il lavoro rende liberi”. In seguito si passa all’atmosfera infernale di “Faust”, dove predominano le distorsioni e altri effetti sonori delle chitarre. Originale è il titolo della penultima song, “Teztcatlipoca” che è il nome di una divinità azteca: si tratta del dio della notte,del nord e delle tentazioni.
Il sound rimane energico fino all’ultima canzone, dove tutto si ammorbidisce, lasciando più spazio alle parole, o meglio alla riflessione che si fa, appunto, in “Ho sognato l’apocalisse”. Già dal titolo si può capire che è stata scelta come finale di questa sorta di concept album, ma forse non viene data una fine vera e propria poiché tutto potrebbe essere un sogno. L’unica cosa che si sa è che i Mu hanno già compiuto un buon passo realizzando questo lavoro che non è assolutamente da sottovalutare.
Il loro primo album si intitola Uomini contro dinosauri e comprende dieci tracce il cui denominatore comune è non solo lo stile, ma anche il tema affrontato. Si parla infatti di una lotta che si protrae da millenni, ossia quella tra gli animali a sangue caldo, il cui rappresentante è l’uomo, e quelli a sangue freddo, i rettili. Apparentemente sembra una tematica abbastanza bizzarra, ma in realtà non è così: questo conflitto può essere visto come qualcosa di insito nel singolo individuo; si tratta, così, di due realtà diverse (passione e positività VS freddezza e forze negative) che, nell’uomo, si oppongono, ma allo stesso tempo sono complementari.
Questa battaglia inizia con il primo brano intitolato “Paleozoon” che si apre con un buon drumming per farci entrare in una dimensione primitiva accentuata dagli urli che si alternano ad una voce calda. Le sonorità sono grezze e l’atmosfera quasi opprimente: quest’ultima, però, cambia nella successiva “Siberia”, in particolare nella prima parte caratterizzata da un ritmo più leggero e semplice che diventa più composito verso la fine, dove si ha una voce tagliente inserita in un crescendo di suoni. Molto rude e grintosa appare “Herpes”, in cui si riflette maggiormente l’influsso sludge metal alla Mastodon. Le sonorità sembrano addolcirsi con il brano “Lo squalo” che presenta parti più melodiche, alcune quasi funky, e parti più pesanti, soprattutto dal punto di vista del working guitar e dalle voce che rasenta lo scream.
Appena si ascolta “Muscolo” gli effetti elettronici e i pochi riff iniziali richiamano un po’ i Deftones; tuttavia la sezione ritmica varia molto nel corso della canzone che presenta stavolta un refrain più puro e cantabile. Con “Incidente sul lavoro” si ritorna al sound turbolento e ovviamente d’effetto, introducendo il tema dell’uomo visto come una macchina, se non un mero ingranaggio di una macchina più grande e viene messa in musica in modo sarcastico la frase che appariva all’entrata dei campi di concentramento, ossia “Il lavoro rende liberi”. In seguito si passa all’atmosfera infernale di “Faust”, dove predominano le distorsioni e altri effetti sonori delle chitarre. Originale è il titolo della penultima song, “Teztcatlipoca” che è il nome di una divinità azteca: si tratta del dio della notte,del nord e delle tentazioni.
Il sound rimane energico fino all’ultima canzone, dove tutto si ammorbidisce, lasciando più spazio alle parole, o meglio alla riflessione che si fa, appunto, in “Ho sognato l’apocalisse”. Già dal titolo si può capire che è stata scelta come finale di questa sorta di concept album, ma forse non viene data una fine vera e propria poiché tutto potrebbe essere un sogno. L’unica cosa che si sa è che i Mu hanno già compiuto un buon passo realizzando questo lavoro che non è assolutamente da sottovalutare.
creato da Stefano Comba e Stefano Mondino © 2011